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Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi con la direzione del Maestro Myung-Whun Chung, torna in scena al Teatro alla Scala dall’8 febbraio.

febbraio 2, 2018
Il M°Myung-Whun Chung

Nel centenario di Arrigo Boito, artefice della seconda versione, Myung-Whun Chung torna a dirigere Simon Boccanegra, l’opera in cui Verdi riflette amaramente sulla storia d’Italia.

Leo Nucci, Krassimira Stoyanova, Fabio Sartori e Dmitry Belosselskiy nel cast.

 

Stagione d’Opera e Balletto 2017 ~ 2018

8, 10, 13, 16, 20, 22 febbraio; 1, 4 marzo 2018

SIMON BOCCANEGRA

Melodramma in un prologo e tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito

Musica di GIUSEPPE VERDI

(Editore Casa Ricordi, Milano)

Prima rappresentazione assoluta:
Venezia, Teatro La Fenice, 12 marzo 1857

Nuova versione con la revisione di Arrigo Boito:
Milano, Teatro alla Scala, 24 marzo 1881

Produzione Teatro alla Scala
In coproduzione con Staatsoper Unter den Linden di Berlino

Direttore MYUNG-WHUN CHUNG

Regia FEDERICO TIEZZI
Scene PIER PAOLO BISLERI
Costumi GIOVANNA BUZZI
Luci MARCO FILIBECK

Personaggi e interpreti principali

Simon Boccanegra Leo Nucci
Amelia Krassimira Stoyanova
Jacopo Fiesco Dmitry Belosselskiy
Gabriele Adorno Fabio Sartori
Paolo Albiani Dalibor Jenis

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Maestro del Coro BRUNO CASONI

COMUNICATO STAMPA

Date:

Giovedì 8 febbraio 2018 ore 20 ~ prima rappresentazione
Sabato 10 febbraio 2018 ore 20 ~ turno N
Martedì 13 febbraio 2018 ore 20 ~ turno C
Venerdì 16 febbraio 2018 ore 20 ~ turno A
Martedì 20 febbraio 2018 ore 20 ~ turno B
Giovedì 22 febbraio 2018 ore 20 ~ turno D
Giovedì 1 marzo 2018 ore 20 ~ turno E
Domenica 4 marzo 2018 ore 20 ~ ScalAperta

Prezzi: da 230 a 14 euro
Prezzi recita ScalAperta (4 marzo): da 115 a 7 euro

Infotel 02 72 00 37 44
http://www.teatroallascala.org

Se Verdi parla all’Italia di oggi

 

Nel centenario di Arrigo Boito, artefice della seconda versione, Myung-Whun Chung torna a dirigere Simon Boccanegra, l’opera in cui Verdi riflette amaramente sulla storia d’Italia.

Leo Nucci, Krassimira Stoyanova, Fabio Sartori e Dmitry Belosselskiy nel cast.

 

Dall’8 febbraio al 4 marzo torna in scena per otto rappresentazioni Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi con la direzione del Maestro Myung-Whun Chung nella ripresa dell’allestimento del 2010 firmato da Federico Tiezzi; nella parte di Simone canta Leo Nucci, Krassimira Stoyanova è Amelia mentre Fabio Sartori è Gabriele Adorno e Dmitry Belosselskiy Fiesco. Il Maestro Chung è tra i più autorevoli interpreti di quest’opera umanissima e disperata, che dopo le recite alla Scala del 2016 ha portato con grande successo in tournée al Teatro Bol’šoj di Mosca e, in forma di concerto, a Seoul e Shanghai facendone un manifesto della cultura italiana. Il M° Chung tornerà sul podio dal 18 giugno per un altro capolavoro “politico”: Fidelio di Beethoven nella messa in scena di Deborah Warner con cui si è inaugurata la Stagione 2014/2015.

 

Se con Nabucco (1842, libretto di Temistocle Solera), recentemente interpretato alla Scala proprio da Leo Nucci con la direzione di Nello Santi nello spettacolo di Daniele Abbado, Verdi si era imposto come compositore nazionale dando voce generosa alle ottimistiche aspirazioni di libertà del Risorgimento, Simon Boccanegra (1857, libretto di Francesco Maria Piave rielaborato per l’edizione 1881 da Arrigo Boito) è l’opera della disillusione in cui si dipinge il conflitto tra l’ideale patriottico e un’italianissima coazione alla divisione, al fratricidio. La cupezza della tinta orchestrale, la prevalenza delle voci gravi, il contrasto tra gli interni claustrofobici dei luoghi del potere, la tenerezza tormentata degli affetti privati e gli spazi aperti del mare esprimono il radicale pessimismo di Verdi, che è anche amara conoscenza del carattere dei suoi connazionali. Un aspetto sottolineato dalla messa in scena di Federico Tiezzi (che ha incontrato il pubblico lo scorso 26 gennaio alla Fondazione Feltrinelli) che muove dall’ambientazione trecentesca ma riporta l’ultima scena al tempo di Verdi per concludere l’opera con uno specchio che riflette gli spettatori. Verdi, ci dice Tiezzi, raffigura insieme l’Italia delle Repubbliche trecentesche, quella del suo tempo e quella di oggi. Fu in vista della ripresa del 1881 che Verdi volle rendere ancora più esplicita l’esortazione agli Italiani a superare i particolarismi inserendo nel libretto l’episodio delle lettere inviate dal “Romito di Sorga” – Francesco Petrarca – ai Dogi di Genova e Venezia: “Adria e Liguria hanno patria comune”. Le modifiche al libretto per la seconda edizione erano di mano di Arrigo Boito, di cui nel 2018 ricorre il centenario della nascita. I rapporti tra Verdi e Boito (poeta, compositore, organizzatore culturale e a Milano cofondatore della Società del Quartetto), nati sotto cattiva stella a causa di alcuni versi irriverenti del giovane scapigliato, trovano in Simon Boccanegra un primo terreno di collaborazione fattiva, destinata a maturare nei libretti per Otello (1887) e Falstaff (1893), entrambe scritte per la Scala.

Opera radicalmente innovativa nella struttura drammaturgica (i fatti rappresentati nel Prologo precedono di 25 anni l’azione dell’Atto I), non del tutto trasparente nel disegno narrativo abbozzato dallo stesso Verdi e versificato dal Piave, e decisamente insolita per la cupezza del colore orchestrale, Simone cadde alla prima rappresentazione alla Fenice di Venezia nel 1857, fu applaudita poco dopo a Napoli e di nuovo fischiata alla Scala nel 1859. “Credevo di aver fatto qualcosa di possibile, ma pare che mi sia ingannato, vedremo in seguito chi abbia torto” scriveva Verdi alla contessa Maffei dopo l’insuccesso alla prima. Il sipario si alzò nuovamente su Simone oltre vent’anni dopo, grazie all’intuizione di Giulio Ricordi che propose a Verdi una collaborazione con Arrigo Boito. Boito apportò importanti modifiche al libretto, Verdi alla partitura: il Teatro alla Scala il 24 marzo 1881 celebrava il buon successo della seconda edizione del Simone, che tuttavia, soprattutto in Italia, non riusciva ad avere un cammino agevole. Alla Scala, Simone appare nel 1955 diretto da Francesco Molinari-Pradelli con uno spettacolo di Mario Frigerio che si avvale delle scene di Nicola Benois e delle voci di Aldo Protti e Cesare Siepi. Dieci anni dopo Gianandrea Gavazzeni, convinto sostenitore dell’opera, la riporta in scena in uno spettacolo firmato da Margherita Wallman e ancora Benois, con Guelfi e Ghiaurov come Simone e Fiesco; ma la consacrazione agli occhi degli studiosi e nel cuore del pubblico avviene il 7 dicembre 1971 con la storica edizione Abbado-Strehler che schiera Cappuccilli, Ghiaurov, Freni e Gianni Raimondi (in disco sarà José Carreras). Lo spettacolo, immediatamente riconosciuto come un capolavoro, è ripreso nel 1973, ‘76, ‘78, ‘79, ‘81 e ‘82. Occorre poi attendere il 2010 perché Daniel Barenboim riporti il titolo alla Scala con l’attuale spettacolo firmato da Federico Tiezzi e un cast formato da Plácido Domingo, Anja Harteros, Fabio Sartori e Ferruccio Furlanetto. Barenboim si alternerà con Stefano Ranzani nella ripresa del 2014, in cui Domingo e Leo Nucci si alternavano come Doge. La prima ripresa firmata da Myung-Whun Chung, salutata da un grande successo al Piermarini ma anche in tournée al Teatro Bol’šo e quindi a Seoul e Shanghai, è del 2016.

 

Myung-Whun Chung – il cui debutto alla Scala risale al 1989 sul podio della Filarmonica e al 1992 in buca per una sensazionale Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Šostakovič, cui sono seguite Salome, Madama Butterfly e Idomeneo – è un direttore di lunga esperienza verdiana: la sua incisione di Otello con Plácido Domingo è del 1994, ma in anni più recenti sono numerosi i titoli affrontati con autorevolezza e sensibilità impressionanti, in particolare alla Fenice di Venezia: ricordiamo La traviata, Rigoletto, Otello e Simon Boccanegra, per cui il M° Chung ha ottenuto il premio Abbiati della Critica Musicale Italiana come miglior direttore d’orchestra del 2014. Il M° Chung non aveva tuttavia mai diretto un titolo di Verdi alla Scala fino al Simon Boccanegra del 2016 (prima al Piermarini, quindi al Bol’šoj e in forma di concerto a Seoul e Shanghai) con cui si è aperto apre un percorso proseguito nel 2017 con Don Carlo nella versione in cinque atti (a 40 anni dall’edizione Abbado/Ronconi). Il M° Chung prosegue inoltre un percorso nel repertorio tedesco che dopo Der Freischütz di Carl Maria von Weber diretto nel novembre 2017 lo riporterà sul podio nel prossimo giugno per Fidelio di Beethoven nello spettacolo di Deborah Warner.

 

Prima delle prime” al ridotto dei palchi “A. Toscanini”

In programma Simon Boccanegra per il Quinto appuntamento del ciclo “Prima delle prime”. 

Amici della Scala – Teatro alla Scala

Simon Boccanegra, un’opera a lungo dimenticata e ora amatissima, ritorna nella stessa produzione – regia di  Federico Tiezzi – che aveva trovato nella guida musicale di Myung-Whun Chung una rinnovata spinta artistica. Si sa: l’opera non ebbe un debutto felice nel 1857 alla Fenice di Venezia, fu applaudita poco dopo a Napoli e fischiata alla Scala nel 1859, poi il silenzio. “Credevo di aver fatto qualcosa di possibile, ma pare che mi sia ingannato, vedremo in seguito chi abbia torto.” Così scriveva Verdi alla contessa Maffei dopo l’insuccesso veneziano. No, Verdi non s’ingannava. Certamente qualcosa nell’edizione del 1857 non convinceva: era un’opera tutta avvolta nel buio, “un’opera al nero”. Forse Verdi stesso ne riconosceva gli squilibri, ma forse soprattutto si stava facendo forte in lui il proposito di uscire dagli schemi preesistenti, dalle forme gloriose (Rigoletto, Trovatore, Traviata), insomma di voltare pagina, di rinnovare. Il libretto, abbozzato dal compositore che si era ispirato a un dramma di A. Garcia Gutiérrez, era stato poi affidato a Francesco Maria Piave per la versificazione. A far uscire l’opera dai forzieri Ricordi fu certamente determinante Giulio Ricordi, editore illuminato che propose a Verdi una collaborazione con Arrigo Boito. Verdi dapprima rifiutò: “È un tavolo zoppo.” Ma già pensava a una soluzione. “Bisogna trovare qualcosa che doni varietà e un po’ di brio al troppo nero del dramma. Come? …mi sovviene di due stupende lettere di Petrarca, una scritta al Doge Boccanegra, l’altra al Doge di Venezia, dicendo loro che stavano per intraprendere una lotta fratricida. Sublime questo sentimento di una patria italiana in quell’epoca! …dico per dire.” In realtà agiva, ed è chiaro che per lui era importante non tanto il lato affettivo di una intricata situazione familiare quanto un dramma politico. Così scriveva a Boito: “…si metta immediatamente al lavoro, io intanto guarderò a raddrizzare qua e là le gambe storte delle mie note.” Boito apportava importanti modifiche al libretto, Verdi in sei settimane trasformava l’opera con tagli, sostituzioni, inserimenti.

Dramma “cupo virile”, illuminato soltanto dal tremolare palpitante del mare all’Ingresso di Amelia e dall’invocazione del Doge, prima di morire, a pace e libertà. Nel marzo del 1881 la Scala celebrava il successo della seconda edizione del Simone, che tuttavia in Italia non riusciva ancora ad avere un cammino facile. La Scala in seguito ne ha proposto una tardiva ampia rivelazione con la produzione Abbado-Strehler del 1971. Quest’opera è certamente tra le più belle di Verdi. C’è chi dice anche la più intelligente.

 

Nell’incontro “Paternità ritrovata e perduta”, al pianoforte, parla di Simon Boccanegra Elisabetta Fava, ricercatrice in Musicologia presso l’Università degli Studi di Torino.

 

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

 

Supporto per l’ospitalità Brera Hotels

 

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