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CALOROSO SUCCESSO E APPLAUSI PER LA PRIMA DEGLI INTERMEZZI “LA FURBA E LO SCIOCCO” di Domenico Sarri.

settembre 15, 2018

“La Furba e lo Sciocco” , due intermezzi di Tommaso Mariani nella nuova edizione critica di Eric Boaro, raccoglie un bel successo al Teatro Caio Melisso.

Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto A.Belli-Teatro LIrico dell’Umbria

72ma Stagione Lirica Sperimentale- Spoleto

Napoli Docet”:

capitale settecentesca della musica.

Spoleto e Milano collaborano e rinasce allo “Sperimentale” di Spoleto una preziosa gemma musicale

In scena ieri sera 14 settembre al Teatro Caio Melisso, repliche questa sera sabato 15 settembre ore 21 e domenica 16 settembre ore 17.Continua proficua la collaborazionee con il Centro Pergolesi, Istituto di ricerca musicologica dell’Università degli Studi di Milano diretta dal Prof.Claudio Toscani.

Il successo decretato ieri sera al Teatro Caio Melisso alla rappresentazione dei due intermezzi napoletani del ‘700 (due intermezzi di Tommaso Mariani per Artemisia Napoli,Teatro di San Bartolomeo, 1731) è anche il successo di una collaborazione virtuosa giunta ormai al quarto anno (rinnovata lo scorso 18 gennaio la convenzione) tra il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto A. Belli e l’Università degli Studi di Milano e in particolare con il Centro Pergolesi, l’istituto interno di musicologia e ricerca della stessa Università sancito con un articolata convenzione che lega le due istituzioni in modo da interagire in modo proficuo a favore della ricerca e della riscoperta di preziosi gioielli musicali settecenteschi che vengono in modo scientifico ritrovati, riesaminati e trascritti in nuove edizioni critiche o revisioni basate sulle fonti originarie. Il tutto grazie allo staff musicologico diretto dal Prof. Claudio Toscani che insieme a studiosi altamente qualificati in campo internazionale, quali il prof. Toscani in primis, e giovani musicologi allievi dell’Università laureati, restituiscono all’attenzione del mondo musicale preziosi gioielli musicali, gli intermezzi, creazioni di importanti compositori della strepitosa scuola musicale napoletana del ‘700.

Il Teatro Lirico Sperimentale di contro in prima assoluta rappresenta la nuova edizione a Spoleto annualmente e dopo un adeguato periodo di studio e di prove dei giovani cantanti e dell’ensemble strumentale “l’opera”, gli intermezzi dimenticati napoletani, che ritornano così a brillare e rendono concreto il lavoro dei ricercatori dell’Università: vedono “applicato”cosi il loro lavoro, mentre i cantanti e gli altri musicisti dello Sperimentale si confrontano con un genere settecentesco che è anche un formidabile banco di prova per gli stessi cantanti e per gli strumentisti. “Non un “evento” sporadico ma un progetto articolato prolungato nel tempo” Cosi commenta il responsabile organizzativo del Teatro Lirico Sperimentale Claudio Lepore.

Protagonisti di successo ieri sera della brillante partitura di Domenico Sarri al Teatro Caio Melisso e sotto l’attenta supervisione del direttore artistico Michelangelo Zurletti, sono stati il soprano Susanna Wolff, vincitrice del concorso dello Sperimentale 2018 (premio Imaie 2018) e l’altrettanto brillante baritono-attore Paolo Ciavarelli, vincitore nel 2017, oltre al prezioso contributo di due giovani mimi, Carlo Bonilli e Massimiliano Caporaletti. L’artefice della parte musicale è il Maestro concertatore e direttore napoletanoe ed esperto del genere il Maestro Pierfrancesco Borrelli che ha guidato con raffinatezza e brio oltre che i cantanti un ineccepibile ensemble dell’orchestra dello Sperimentale formato da Lorenzo Derinni (violino I), Anna Del Bon (violino II), Adelaide Pizzi (viola), Matteo Maria Zurletti (violoncello), Andrea Cesaretti (contrabasso).

Puntuali, precisi, così come versatili gli accompagnamenti e i recitativi al cembalo di Livia Guarino, anche lei frutto degli studi allo “Sperimentale” in quanto “diplomatasi” nei corsi di alta formazione organizzati dall’Istituzione di Spoleto negli anni passati e realizzati in collaborazione con la Regione Umbria e il Fondo Sociale Europeo (corsi preziosi e indispensabili che si auspica possano essere nuovamente riattivati e finanziati dalla Regione Umbria).

Se ineccepibile è stata l’esecuzione e l’ interpretazione musicale, inventiva e assolutamente originale così come efficace la messa in scena curata nei dettagli sia per la regia che per l’all’estimento scenico dal regista Andrea Stanisci che ha saputo restituire con gusto e ironia al pubblico plaudente, grazie anche ai bei costumi ideati, firmati e realizzati da Clelia de Angelis e alle giuste luci di Eva Bruno, un clima settecentesco “moderno” pieno di verve, ritmo ed ironia. Con questi ingredienti non poteva che essere successo alla fine, un successo caloroso scandito da lunghi applausi del pubblico.

Un’ora di musica gradevolissima e un’ora di vero teatro musicale. Lo spettacolo si replica questa sera sabato 15 settembre a Spoleto alle ore 21 e domani domenica alle ore 17 sempre al Teatro Caio Melisso di Spoleto. 

La produzione è stata resa possibile grazie all’insostituibile contributo della Fondazione Francesca Valentina e Luigi Antonini di Spoleto che ha compreso subito l’importanza del progetto, le finalità e la proficua collaborazione messa in atto tra Teatro Lirico Sperimentale e Università di Milano.

Di origini pugliesi, Domenico Sarri (Trani, 24 dicembre 1679 – Napoli, 25 gennaio 1744) giunge a Napoli da «figliolo piccolo in età di sei anni in sette» per studiare al Conservatorio di Sant’Onofrio, probabilmente sotto la guida di Alessandro Scarlatti, Gaetano Greco.

Al culmine del cursus honorum di Sarri si collocano l’elezione a vice maestro della cappella di corte nel 1725 (Alessandro Scarlatti, primo maestro, muore e Francesco Mancini gli subentra) e la nomina a maestro di cappella nel 1737 (Francesco Mancini viene a mancare e Sarri ne prende il posto).

A incoronare la figura di Sarri come compositore istituzionale, oltre all’aggregazione all’Arcadia romana con lo pseudonimo «Daspio» nel 1726,9 è sicuramente la composizione di Achille in Sciro, che il 4 novembre 1737 inaugura il Teatro di San Carlo, appena eretto da Carlo di Borbone, succeduto agli Asburgo nel governo di Napoli dopo le vicende della guerra di successione polacca.

Il 25 gennaio 1744, un anno dopo la composizione della sua ultima opera, Alessandro nelle Indie, Sarri muore all’età di sessantacinque anni. Oltre alla dozzina di drammi seri, tra i quali Burney ricorda Tito Sempronio Gracco oltre alla Didone abbandonata del 1724 (il primo libretto del Metastasio), Sarri scrisse numerose cantate e serenate per festeggiamenti nobiliari (tra cui spiccano lo Scherzo festivo tra le ninfe di Partenope, composto per il compleanno dell’imperatrice asburgica nel 1720, e la serenata Andromeda, in cui debutta Farinelli, composta nel 1721 per il matrimonio del principe Della Rocca), opere di soggetto sacro (come Ester riparatrice, 1724), commedie per musica per il Teatro dei Fiorentini (alcune, come Gli amanti generosi e Fingere per godere, rispettivamente 1735 e 1736, testimoniano la collaborazione con il librettista Tommaso Mariani), intermezzi (Brunetta e Burlotto, scritti per Ginevra principessa di Scozia nel 1720, sono probabilmente i primi intermezzi indipendenti dal dramma ospite creati a Napoli).

Per quanto riguarda la musica sacra, il marchese di Villarosa dichiarava che in Alemagna levò gran grido la sua musica di chiesa. Sarà così: ma certo è che il sig. Sigismondi che arricchì l’archivio di musica del Conservatorio di S. Sebastiano di […] composizioni sacre e profane […], veruna musica di chiesa del Sarri poté raccogliere; la qual cosa se fosse accaduta forse si sarebbero meglio prezzati i musicali talenti di tal compositore, locché nelle teatrali produzioni non è avvenuto; colpa anche delle poesie degli drammi, che […] eran quasi tutte assai frivole.

Il resto delle mansioni che Sarri si trova a svolgere, sia durante il Viceregno austriaco sia durante il Regno successivo, è strettamente legato al calendario ecclesiastico. Con Carlo di Borbone queste occasioni si riducono: la cappella reale si trova a operare a Santa Chiara per la festa della santa omonima e per il Corpus Domini, alla chiesa della Solitaria per la festa dei Sette Dolori della Vergine, a San Giacomo degli Spagnoli per la ricorrenza del santo, nella chiesa del Carmine Maggiore per Nostra Signora del Carmelo.

Carlo di Borbone concepiva il palazzo reale come centro gravitazionale della città: per questo limitò le attività musicali extra moenia. Solo grandi eventi politici e militari potevano far uscire da palazzo i musici, che spesso si esibivano nella cappella del Tesoro di San Gennaro.

Se le opere della prima stagione creativa di Sarri, fino al 1715 circa, risentono ancora di un certo gusto contrappuntistico di stampo scarlattiano, da quel periodo in poi il maestro pugliese acquista piena padronanza del nuovo stile napoletano, contrapponendo più nettamente l’interesse melodico delle parti acute al basso; tanto che Charles Burney evidenzia come Sarri, oltre ad essere «much esteemed, both for his ecclesiastical and secular productions […], was one of the early reformers who, like Vinci, simplified harmony, and polished melody, in his productions for the stage».

Più critiche sono le opinioni di altri musicografi: Johann Joachim Quantz, in Italia per il suo grand tour, nel 1725 lamenta che il Tito Sempronio Gracco sia stato «posto in musica quasi nello stesso stile di Vinci»; di simile avviso è Johann Joachim De Brosses, secondo il quale «Sarro est un musicien savant mais sec et triste».Di Sarri esiste almeno una raffigurazione pittorica. Così, infatti, si esprime Bernardo de Dominici – il Vasari napoletano – parlando dei Quattro altari, una tela di Nicola Maria Rossi del 1732.

Nel terzo quadro si vedea rappresentata la festa de’ 4. Altari, e si vedea la funzione della Benedizione del Santissimo nell’Altare […]. Questo dimostrava il descritto Altare in profilo con la sua gran scalinata, e con ciò venivano le figure a parer ben distinte in quei gradini inginocchioni, ed in esse eran quasi i ritratti di tutti i Ministri, che seguivano il Viceré, e de’ Musici della Cappella Reale, che in tal giorno vanno avanti il SS. Sagramento: distinguendosi fra essi, sebbene in picciolo, il primo Maestro di Cappella Francesco Mancini, Domenico Sarro Vicemaestro […].

Tra i musicisti ve ne sono due che, oltre a non suonare o cantare, sono visibilmente più anziani di tutti gli altri (Sarri aveva 53 anni nel 1732, Mancini 60): uno al centro, che porta un cappello, e un altro a destra, che regge un foglio arrotolato, tratto distintivo del maestro o del vicemaestro. Guardando la tela l’occhio cade subito e senza indugi sulla figura centrale, che guarda l’osservatore e che viene perciò a configurarsi come fulcro del gruppo. Nel 1732 Mancini era la figura musicale centrale a corte, in quanto primo maestro, e Sarri il suo vice: questa dinamica potrebbe essere stata rappresentata anche sulla tela. Mancini potrebbe dunque essere la figura centrale e Sarri l’uomo con il foglio sulla destra.

 

Dopo le rappresentazioni napoletane del 1731, alcune arie tratte da La furba e lo sciocco circolano in Italia e in Europa. La fortuna di questi intermezzi è strettamente legata all’attività artistico-impresariale di alcune figure legate al mondo delle compagnie itineranti: i fratelli Mingotti e la coppia di interpreti costituita dai bolognesi Grazia Mellini e Pellegrino Gaggiotti. Un legame tra quest’ultimo e la coppia di impresari veneziani è attestato sin dagli anni Venti, poiché il suo nome appare nei libretti stampati per gli intermezzi allestiti dai Mingotti in quegli anni. Altre tracce, più incerte, conducono a Firenze, dove nell’autunno del 1743 viene rappresentata, al Teatro di via del Cocomero, la commedia per musica Il Giramondo. Pellegrino Gaggiotti, che per l’occasione veste i panni di don Giovanni Andrea, ripropone le arie «Se mi vien la bizzarria» e «Son per lei un zibaldone». Un secondo indizio conduce al veneziano Teatro di San Moisè, dove nell’autunno del 1743 Pellegrino Gaggiotti ripesca «Se mi vien la bizzarria» per una rappresentazione di Orazio. In questa occasione la sua partner è Grazia Mellini. Nel corso delle sue tournées nel nord dell’Europa, Pellegrino Gaggiotti continua a ripescare dal suo repertorio di baule per l’allestimento di nuovi spettacoli. È questo il caso dell’Orazio rappresentato ad Amburgo nel 1745, in cui il pubblico della città anseatica sente per la prima volta l’aria «Se mi vien la bizzarria».

La coppia Gaggiotti-Mellini viene poi ingaggiata da Pietro Mingotti per alcune rappresentazioni, sempre in nord Europa. Nei due allestimenti di Pietro Mingotti dell’intermezzo La furba e lo sciocco / Die Arglistige und der Einfältige, ad Amburgo nel 1747 e a Copenaghen nel 1748, l’unica traccia della musica originale di Sarri risulta essere l’aria «Bramo l’amante mio», cantata da Grazia Mellini. La successiva messinscena, nel 1753 a Copenaghen, di un intermezzo che condivide il titolo delle rappresentazioni amburghesi non prevede la ripresa di nessuna aria della versione napoletana originaria. Altre rappresentazioni dello stesso intermezzo ebbero luogo, a quanto pare, nel gennaio-febbraio del 1755, ma non sono attestate da alcun libretto superstite.

foto di Riccardo Spinella

prenotazioni e acquisto biglietti: TICKET ITALIA http://www.ticketitalia.com
Spoleto, Box 25, Piazza della Vittoria 25 tel. 0743.47697 cell. 3388562727

 

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