Interviste

Intervista al Maestro Gianluigi Gelmetti.

febbraio 25, 2018

GIANLUIGI GELMETTI : UNA VITA PER LA MUSICA .

Intervista di Gaetano Laudadio

L’occasione di poter intervistare il  Maestro Gelmetti mi viene fornita dalla sua presenza a Taranto per la collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia e l’Associazione Regionale dei Cori Pugliesi (ARCOPU), iniziata quattro anno fa e che  raccoglie unanimi consensi e grande successo.

Un percorso artistico straordinariamente lungo e significativo, dalla prima volta in cui ha diretto un’orchestra all’età di 16 anni a Siena, alle direzioni  nei più famosi teatri lirici e festival musicali e con le principali orchestre internazionali. In seguito, tra i vari incarichi, per citarne solo alcuni, il Maestro Gelmetti è stato Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica di Stoccarda, della Orchestra Philharmonique di Monte-Carlo e successivamente è stato nominato Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Roma dal 2001 al 2009. Direttore Principale e Artistico della Sydney Symphony Orchestra e dal 2013, direttore artistico e musicale della Orchestre Philharmonique di Monte-Carlo.

Oggi, 25 febbraio, nella Concattedrale di Taranto e domani, 26 nella Cattedrale di Bari, dirigerà la Petite Messe Solennelle di Rossini (del quale ricorrono  i 150 anni dalla morte), per Orchestra, soli e Coro.

Un’opera di grande impatto emotivo, in un’alternanza tra musica da chiesa e musica profana  e considerata, tra l’altro, il testamento spirituale del grande musicista di Pesaro.

Originariamente scritta per dodici cantanti, di cui quattro solisti, fu successivamente orchestrata da Rossini perché temeva che altri potessero farlo al suo posto modificando l’impostazione da lui voluta.

Come vorrà interpretare, Lei, la Petite Messe Solennelle?

Si interpreta da sola, poiché è talmente ricca di significati, ma la cosa più importante e che tengo a precisare, è che non penso sia esatta la distinzione, che si usa fare, tra “musica liturgica” e “musica profana”. Preferisco parlare di musica “umana” e “spirituale”, e come Sant’Agostino ci insegna, questi due termini non necessariamente sono in contraddizione; mi piace, anzi, pensare che si compenetrino.

Domenica e lunedì Lei si troverà a dirigere, come negli anni passati, un’orchestra di professionisti ed un folto numero di coristi, (150 circa) con una buona presenza di insegnanti di musica e giovani studenti, ma anche di appassionati che amano la musica ma non l’hanno studiata da giovani. Che impressione ha tratto da queste esperienze? E come si trova a dirigere un gruppo, per così dire, eterogeneo?

È stata, ed è, un’esperienza stupenda! Questo “bagno” di umanità, di gioia, di impegno nel far musica, mi ha commosso fin dalla prima volta, proprio per questo, quando mi chiesero di essere il Direttore Onorario dell’Orchestra della Magna Grecia, accettai con piacere. In molti Paesi esistono dei Cori di ottimo livello, cosiddetti “semiprofessionisti”, mentre in Italia è abbastanza raro. Il nostro “Arcopu” non è da meno! Ormai sono quattro anni che con questo “gruppo eterogeneo”, come dice giustamente Lei – OMG e Arcopu – facciamo un concerto all’anno per il “Festival Mysterium”, che ripetiamo a Roma, nella Basilica dell’Ara Coeli, e quest’anno a Bari, in Cattedrale, ed è sempre una bella esperienza… Umana e Spirituale.

Quali sono i suoi impegni non musicali?

La musica è senz’alcun dubbio il mio lavoro, il mio “mestiere” ma è anche qualcosa di molto di più: il mio modo di pregare, di meditare, di avvicinarmi al Trascendente, come pure un “contenitore” dove confluisce tutto quello che accade intorno a me, che mi influenza, mi arricchisce, anche attraverso la sofferenza. Quindi, non ho “il lavoro” e a latere “altri impegni non musicali” – i cosiddetti hobbies o interessi. La mia vita è piena di interessi, che spaziano dalla letteratura, alla poesia, alla pittura, alla scultura. Mi appassiona l’architettura, quella gotica in particolar modo… Ma tutti questi interessi finiscono per confluire in questo grande contenitore dove si trasformano in Cattedrali di pietre sonore e magiche formule di matematiche superiori, oserei dire Pitagoriche. E sono fiero di essere un umile servitore di questa Religione.

Ma mi preme anche far conoscere ai lettori la sua personalità ed il suo pensiero sulla musica e non.

Come è nata la sua passione per la musica. Direttori si nasce o si diventa? Che qualità deve possedere un bravo direttore?

È come se lei mi chiedesse: “come è nata la sua passione per l’aria?” Non lo so. Ho fatto sempre musica, la facevo con mio padre (un musicista non professionista, ma con una solida preparazione) con mia madre, che ha subito intuito quale doveva essere la mia strada, e con tanti: amici e parenti, ho sempre vissuto la Musica e nella Musica… Pensi che non mi ricordo neanche quando ho incominciato a suonare! Mi ricordo da bambino, facevo le “aste” (allora si facevano!) ma non ricordo quando ho suonato le prime note… Direttori, si nasce o si diventa? Bella domanda, valida non solo per i Direttori d’Orchestra. Tutt’e due! Si nasce “e” si diventa. In differenti misure, ovvio: c’è chi nasce “più dotato”, più estroverso, e chi meno, ma più riflessivo e profondo; chi nascendo molto dotato alla fine si perde, perché non ha la costanza di proseguire, e viceversa. Che qualità deve possedere? Sono differenti e tante: un’alchimia che cambia da direttore a direttore. Non può essere sordo né senza braccia! Ma battute a parte, ci sono direttori più intellettuali, altri più istintivi, o più passionali, ma quel che è maggiormente importante è l’equilibrio delle varie componenti. È uno sbaglio giudicare un Direttore, dicendo “ha molto talento ma è poco intelligente”. Certo è auspicabile essere un poco meno talentati e più intelligenti! … Anche la capacità di comunicare ha la sua importanza, ma fondamentale è l’equilibrio: fra tutto, e non ultimo quello fra il “senso critico” e il “senso creativo”.

Prendendo spunto dalla bella realtà italiana che, in questo momento, è ricca di giovani direttori sotto i 40 anni: Michele Mariotti, Andrea Battistoni, Giacomo Sagripanti, Valerio Galli, Francesco Ivan Ciampa, Michele Gamba, Francesco Cilluffo, Daniele Rustioni e potrei citarne altri da poco over-40, Lei pensa ad un fenomeno momentaneo o ad una scuola che dà questi risultati?

Non conosco tutti i Direttori che mi ha citato, molti di loro si, sono stati anche miei Allievi. Per esempio, tra gli “over 40” ce ne sono tanti che sono stati miei Allievi. Tra Accademia “Chigiana” di Siena, Conservatorio di Milano, Montepulciano, Australia, ecc, ho avuto in trent’anni… qualcuno li ha contati… quasi mille allievi! Molti fra i più riconosciuti tra gli “over 40” e persino tra gli “over 50”. No, non è un “fenomeno momentaneo” si tratta di una Scuola, un’ottima Scuola, direi una Tradizione che fa sí che ci troviamo ai massimi livelli in campo mondiale. Guardi che non è vero che “in passato” c’erano meno ottimi Direttori… Noi ricordiamo Toscanini, ma ce n’erano altri altrettanto grandi: De Sabata, Guarnieri, Marinuzzi, poi Gui, Serafin, Rossi, Santini, Votto… Dopodiché Gavazzeni e tanti altri… Per arrivare alla generazione seguente, certo quella dei “contemporanei di von Karajan” è stata, potremmo dire, “sfortunata” poiché i più grandi talenti, che erano Ferrara e Cantelli, non hanno diretto, il primo per una malattia e il secondo – pupillo di Toscanini – scomparso in un incidente aereo… Certo, c’era Giulini, e dopo di lui ci sono ancora stati dei Grandi Direttori. Fortunatamente, l’Italia è sempre stata un “bacino” di eccellenti direttori d’orchestra.

Cosa pensa dei cantanti lirici italiani e delle regie che stravolgono anche la volontà dell’autore, come nel caso della recente Carmen al “Maggio” Fiorentino?

I cantanti lirici italiani sono molto bravi, anzi, sono meravigliosi, colti, intelligenti, disciplinati. Certo, se non li rovinano lo star system che li prende giovani e li spreme come limoni, e l’incompetenza di molti dirigenti di Teatri (non solo italiani, per carità, anzi…) che gli danno dei ruoli sbagliati… Se riescono, dunque, ad essere “ben guidati”, tra quelli, diciamo, “sopravvissuti a questi pericoli” c’è veramente – e fortunatamente – un gran numero di cantanti lirici italiani di eccelso livello.

Per quel che riguarda le regie: qui non dobbiamo fare una “guerra di religione”, scivoleremmo in luoghi comuni ed etichette di tipo “regia contemporanea” “regia classica” ecc.. La verità è che ci sono delle “belle regie” e delle “brutte regie”, sia “tradizionali” che “moderne”. Cercare di “fare qualcosa di nuovo” non è affatto deleterio, e non dimentichiamo che è Teatro Musicale! Il nostro Teatro Lirico non è come il “kabuki” o il “nô” giapponesi in cui non si può cambiar nulla. Da noi si può cambiare, si, ma soprattutto, non si deve andare “contro la musica” – questo spesso è un grave sbaglio. Alcuni Registi dovrebbero conoscere di più la musica: non si può prenderla come un “sottofondo” per raccontare una storia! Personalmente, non sono molto favorevole alle cosiddette “chiavi di lettura” poiché ritengo che nessun Regista dovrebbe arrogarsi il diritto di imporre la propria visione: deve avere la capacità di “proporre” certe cose e lasciare poi il Pubblico libero di interpretare… Il fatto di “obbligare” qualcuno a capire un’unica sfaccettatura di un personaggio è uno sbaglio, perché nella vita non c’è un’unica sfaccettatura! Indubbiamente uno potrebbe cimentarsi nel costruire una “Violetta” cortigiana, ma arrivare ad ambientare la Traviata in un bordello di Amburgo, com’è stato fatto… è certamente eccessivo! Riassumendo – tutte le Regie con buon gusto, competenza e intelligenza sono valide… E soprattutto, la “provocazione” è un po’, direi, “passata di moda”! Ci sono stati dei grandi provocatori, negli anni sessanta, settanta, ma direi che oggi non arricchisce più nessuno.

C’è un progetto musicale che Le piacerebbe realizzare e che non è ancora riuscito a fare?

Tutto e niente, guardi… Fortunatamente la mia vita mi ha dato tante soddisfazioni, alcune mi piacerebbe riviverle… oppure no? Non lo so! Non vi è comunque un progetto particolare. Diciamo che sono stato molto fortunato.

Quali sono i suoi prossimi impegni artistici?

Martedì prossimo torno a Monte-Carlo, e lì inizio subito le prove di un concerto sinfonico al quale tengo molto: me lo dedica l’Orchestra Filarmonica del Principato, di cui sono stato Direttore Musicale per molti anni – ora Direttore Onorario a vita – per i miei 50 anni di carriera musicale, con un bel programma Mozart e Stravinskij. Una settimana dopo volo in Giappone, un Paese che mi ha dato tante soddisfazioni e riconoscimenti (fra l’altro il Premio della Critica per la migliore esecuzione della IX di Beethoven) quindi molteplici impegni, in Italia e fuori… anche in Qatar! Lì c’è un’ottima orchestra che fu allestita dal compianto Lorin Maazel; quindi a luglio, al Festival Rossiniano di Bad Wildbad, in Germania, dove dirigerò la “Zelmira” una stupenda opera di Rossini, non conosciuta come meriterebbe (verrà anche realizzato un CD). Frattanto tornerò a Monte-Carlo per l’inaugurazione dei Concerti nel cortile del Palazzo Principesco, con una giovane pianista leccese che si sta affermando in tutto il mondo: Beatrice Rana. A fine agosto inizierò a provare l’ “Attila” al Regio di Parma, per il Festival Verdi.  Quindi a Firenze per lo “Stabat Mater” di Rossini, alla “Toscanini” di Parma per concludere l’Anno Rossini con la Messe Solennelle e subito dopo a Liegi, in Belgio, per la “Tosca”. Infine, mi recherò a Catania, al Teatro “Massimo Bellini” di cui sono Direttore Principale Ospite, a metà dicembre, per l’inaugurazione della Stagione Lirica e Sinfonica.

Sembrerebbe che non ho un attimo per respirare, eppure dovrò ritagliarmi dei periodi di tempo libero poiché sto componendo una Cantata per soli, coro e orchestra, che mi ha commissionato il Principe Sovrano Alberto di Monaco, dedicata ad un personaggio storico della famiglia Grimaldi, all’epoca della Rivoluzione francese… È un progetto che mi sta molto a cuore, al quale mi sto dedicando con molto amore. Verrà eseguita nel 2021.

Ringrazio il Maestro per il dono della Sua persona, ricca di umanità, competenza, sperando di incontrarlo presto per nuovi ambiziosi impegni.

Gaetano Laudadio

 

 

 

 

 

 

 

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