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Ecuba di Manfroce ha conquistato il pubblico del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca.

luglio 31, 2019

L’opera di Manfroce è andata in scena nell’Atrio di Palazzo Ducale di Martina Franca per il 45° Festival della Valle d’Itria.

Al Festival Della Valle d’Itria è il momento della tanto attesa Ecuba di Nicola Antonio Manfroce, giovanissima promessa del teatro musicale italiano ottocentesco, morto a soli 22 anniL’opera è andata in scena nell’edizione critica a cura di Domenico Gianetta, nell’Atrio di Palazzo Ducale di Martina Franca peril Festival della Valle d’Itria.

Il pubblico ha risposto in modo eccezionale con una partecipazione ampia da sold-out oltre che emotiva.

 

L’opera

Riscoperta a Savona, nel 1990, l’opera è stata composta su libretto è di Giovanni Schmidt.

Ecuba debuttò, quando Nicola Antonio Manfroce aveva solo 21 anni, al San Carlo di Napoli nel 1812, ottenendo un successo clamoroso e ben 14 repliche. Manfroce morì, a soli 22 anni, l’anno successivo. In qualche misura l’autore anticipa Rossini, e sarà proprio il musicista pesarese a dichiarare che se Manfroce non fosse morto così presto sarebbe stato per lui un “temibile concorrente”.

Ecuba è una delle opere composte da Nicola Antonio Manfroce (Palmi 1791 – Napoli 1813), morto a soli 22 anni nel 1813, appena un anno dopo il debutto della sua opera al Teatro San Carlo di Napoli. Protagonista di questo capolavoro è Ecuba, la mitologica regina di Troia, madre dell’eroe Ettore ucciso da Achille: Euripide dedicherà due delle sue opere (Le troiane Ecuba) a questa figura di donna, piegata da un dolore talmente profondo da trovare in esso la ferocia per una vendetta fine a sé stessa, senza riscatto né speranze.

Il libretto di Giovanni Schmidt, tradotto dall’Hécube di Jean-Baptiste-Gabriel-Marie de Milcent presenta una differenza significativa. Per Euripide era Achille, sotto forma fantasma, a richiedere il sacrificio di Polissena. Nel libretto di Schmidt sarà, invece, Ecuba a progettare l’omicidio di Achille per vendicare la morte di suo figlio Ettore.

Allievo di Furno e Tritto al Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli, Manfroce debuttò con una cantata destinata a celebrare il compleanno di Napoleone, eseguita alla corte di Napoli il 15 agosto 1809. L’anno successivo venne rappresentata a Roma la sua prima opera, Alzira; arrivò quindi direttamente dall’impresario dei teatri napoletani, la commissione per Ecuba, che al San Carlo ebbe ben 14 repliche, decretando al giovanissimo compositore calabrese una gloria tanto eclatante quanto fugace.

Il desiderio di vendetta è l’elemento centrale dell’opera di Manfroce, in cui  le due figure femminili sono le vere protagoniste della tragedia.

 

I protagonisti

Due sostituzioni eccellenti dell’ultimo momento il direttore Quatrini al posto dell’indisposto Fabio Luisi. Sesto Quatrini è ormai quasi di casa a Martina, dove ha ricevuto sempre unanimi grandi riscontri che lo hanno poi portato verso traguardi importanti con la nomina di direttore artistico e musicale del Teatro dell’Opera Nazionale Lituano di Vilnius. Ha diretto con la sicurezza ed il piglio del maestro di grande esperienza.

Lidia Fridman

Altra sostituzione  eccellente, il soprano russo di soli 22 anni Lidia Fridman, allieva dell’Accademia del belcanto Rodolfo Celletti alla Fondazione Paolo Grassi, che aveva già sostituito in antegenerale l’indisposta Carmela Remigio. E’ stata davvero una sorpresa piacevole: col suo fisico esile è apparsa in scena in modo autorevole e con una fierezza e sicurezza che appartengono a chi il palco lo ha già frequentato da anni. Una bella scoperta davvero; grandi qualità da consumata attrice drammatica, unite ad una voce ed un’interpretazione notevoli. Sentiremo certamente parlare di lei. Il pubblico presente lo ha capito ed ha premiato l’artista con circa 13 minuti di applausi.

Interessanti i duetti con Roberta Mantegna e le qualità di belcanto anche di quest’ultima.

Illuminata, ancora una volta, la regia di Pierluigi Pizzi, che anche per quest’opera ha firmato i costumi e la scenografia. L’impianto scenico generale ha ricalcato quello del “Il matrimonio segreto”, che presentava tre enormi ambienti a forma di cubi di una modernissima casa di design.  Il regista ha scelto di vestire in viola i protagonisti, contro ogni scaramanzia che in teatro non ama questo colore. Questa volta  al centro  è apparso esanime il corpo esanime  di Ettore, ucciso in battaglia da Achille, che rimarrà per quasi tutta la durata dell’opera, ed ai lati, altri due ambienti con gradinate per il coro maschile e quello femminile. E’ lo stesso regista ad affermare : “Secondo me le ragioni drammatiche di Ecuba stanno tutte nel trauma vissuto dentro le mura di Troia quando Ettore muore: come se finisse il mondo, principalmente per Ecuba, ma anche per i cittadini. Per questo ho voluto la presenza del corpo per tutta la durata dell’opera. Ettore morto in scena dà un senso a tutta la storia: la sua presenza ricorda a tutti cosa è successo, chi sono tutti loro e chi è Achille nel momento in cui compare in scena per chiedere la mano di Polissena, con il corpo dell’eroe ancora caldo. La stessa Polissena è combattuta tra il ricordo del fratello morto per difendere la patria e l’amore per Achille che lo ha ucciso. Così tutto si sposta su un altro punto nevralgico: il vero nocciolo della questione è l’elaborazione di un lutto alla presenza del suo ricordo perenne, una specie di memento”.

L’Orchestra della Fondazione Petruzzelli ha risposto, come di consueto,  in modo brillante alla precisa direzione del direttore.

Nel cast di ottimo livello, anche Norman Reinhardt, Mert Sungu, Martina Gresia, Lorezo Izzo, Nile Senatore e Giovanni Fumarola, tutti molto bravi.

Bravissimo il Coro, preparato da Corrado Casati e di forte impatto gli interventi per l’intero arco della rappresentazione; efficaci le luci di Massimo Gasparon.

Ecuba sarà replicata domenica 4 agosto sempre alle 21.00, da non perdere assolutamente.  L’opera è stata trasmessa in diretta su Rai Radio3 e, per la prima volta nella storia del Festival, è stata registrata dalla troupe della RAI per essere riproposta su Rai5 il prossimo 12 settembre alle 21.15.

 

Nicola Antonio Manfroce

Allievo di Furno e Tritto al Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli, Manfroce debuttò con una cantata destinata a celebrare il compleanno di Napoleone, eseguita alla corte di Napoli il 15 agosto 1809. L’anno successivo venne rappresentata a Roma la sua prima opera, Alzira; arrivò quindi direttamente dall’impresario dei teatri napoletani, la commissione per Ecuba, che al San Carlo ebbe ben 14 repliche, decretando al giovanissimo compositore calabrese una gloria tanto eclatante quanto fugace.

Lidia Fridman

Lidia Fridman, è nata a Samara, in Russia, ha intrapreso nella città natale i primi studi musicali di canto e pianoforte. A soli diciannove anni è stata premiata dal Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin per meriti nell’ambito musicale. Gli ultimi anni li ha trascorsi in Italia studiando presso i conservatori di Trieste e Venezia, dove ha debuttato in una coproduzione fra il Conservatorio “Benedetto Marcello” e il Teatro La Fenice nella Statira, rara opera di Tommaso Albinoni. A soli 23 anni ha debuttato a Martina Franca in una produzione internazionale.

Le foto sono di Clarissa Lapolla

La recensione è di Gaetano Laudadio

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