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Domenica 4 marzo, al Teatro Filarmonico “MANON LESCAUT” con l’allestimento di Graham Vick.

febbraio 27, 2018
Manon Lescaut

DOMENICA, LA SEDUCENTE MANON LESCAUT DI GRAHAM VICK  TORNA AL TEATRO FILARMONICO PER LA STAGIONE LIRICA DI FONDAZIONE ARENA.


Domenica 4 marzo 2018 alle ore 15.30 torna al Teatro Filarmonico di Verona uno dei capolavori del compositore di Lucca: Manon Lescaut di Giacomo Puccini.

L’opera è proposta per quattro rappresentazioni nella provocatoria coproduzione di Fondazione Arena e Teatro La Fenice di Venezia ideata da Graham Vick nel 2010 e qui ripresa da Marina Bianchi, con le scene di Andrew Hays, i costumi di Kimm Kovac, il lighting design di Giuseppe Di Iorio e i movimenti mimici firmati da Ron Howell e qui ripresi da Danilo Rubeca.

La direzione di Orchestra, Coro e interpreti è affidata alla giovane ed esperta bacchetta di Francesco Ivan Ciampa che, dopo l’ottima sinergia instaurata con i complessi areniani negli ultimi due anni sia in campo operistico che sinfonico, torna sul palcoscenico veronese per affrontare per la prima volta questo titolo pucciniano.

Repliche: martedì 6 marzo, ore 19.00 – giovedì 8 marzo, ore 20.00 – domenica 11 marzo, ore 15.30.

Rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1893, con oltre trenta chiamate della prima compagnia alla ribalta Manon Lescaut decreta fin da subito il grande successo del suo compositore, allora poco più che trentenne, sulla scena internazionale; e proprio grazie a quest’opera, George Bernard Shaw l’anno successivo designerà profeticamente Puccini quale “erede di Verdi”. Sempre nel 1893 il titolo approda al Teatro Filarmonico di Verona, come seconda opera del musicista lucchese ad esservi rappresentata dopo Le Villi. Tornerà poi al Filarmonico in tempi più recenti, nel 1984 e, quindi, nel 2011 con la regia di Vick ripresa da Marina Bianchi. All’Arena di Verona Manon viene rappresentata solamente nel 1970, ma l’occasione è memorabile per il debutto sul palcoscenico scaligero della grande Raina Kabaivanska.

Definita un «racconto aspro ma ricco d’immaginazione» (per riprendere le parole del giornalista Cesare Galla), Manon trova nella messa in scena di Graham Vick una lettura che porta in evidenza in maniera cruda, tagliente e quasi espressionista quanto l’eroina pucciniana sia profondamente e tragicamente attuale. L’allestimento in «versione moderna», come afferma lo stesso Vick nelle sue note di regia, intende discostarsi da una rappresentazione tradizionale dell’opera, rivisitandola e inquadrandola invece in una sorta di “lezione di morale” per «ricreare l’impatto giovane e fresco della prima Manon; una freschezza che emerge anche dalla ricchezza e dall’abbondanza delle invenzioni musicali di Puccini, un Puccini che “sogna” un amore romantico, ideale, poetico». Per Puccini, infatti, della Manon del racconto Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut dell’abate Antoine François Prévost, da cui trae il soggetto per la sua musica, interessa proprio il suo essere «légère et impudente», emblema dannato della femminilità. È infatti la protagonista a reggere le fila della vicenda, non Des Grieux, come emerge dal «calore che infiamma la partitura tutte le volte che l’attenzione è rivolta a Manon, – ha sottolineato nel 1984  il musicologo Leonardo Pinzauti – come se da lei si riverberasse misteriosamente, in una morbidezza che sembra dilagare su tutto e su tutti, un incontenibile e tragico fascino di donna, e di una donna tutta di carne».

Da questo calore prende energia la lettura orchestrale di Francesco Ivan Ciampa, che debutta alla direzione di quest’opera: «la sentirò all’italiana, con passione disperata» dichiara, citando una storica affermazione del compositore. A Manon Lescaut Ciampa arriva con un percorso quasi “al contrario” rispetto alle composizioni pucciniane: «Sono partito da Turandot e poi le ho affrontate quasi tutte; Manon Lescaut è la penultima, poi mi manca solo La fanciulla del West». E in Manon Ciampa legge quanto Puccini avesse bisogno di dimostrare chi fosse davvero, quali fossero le sue capacità, per questo trova nella partitura «un’esplosione, un torrente di idee». Inoltre il direttore d’orchestra dichiara di avere una predilezione particolare per questo titolo anche per un altro motivo: «Manon è l’unica eroina non solo pucciniana, ma nella storia del melodramma, che muore a tempo di minuetto. E questo è geniale». Infatti, per tutta l’opera vediamo una donna costretta a scappare o interrompere il suo rapporto d’amore a causa delle frivolezze e delle vanità dalle quali dipende completamente. Tuttavia alla fine sembra accorgersi in cosa consista l’amore vero e più puro e, come in una slow motion, ripercorre la sua vita accompagnata fino all’ultimo respiro da questo minuetto via via sempre più lento: «È meraviglioso pensare che non esista tempo musicale più giusto. Il minuetto era un danza d’élite e così Puccini, rallentandolo fino all’estremo, in 4 o 5 battute condensa tutto il concetto dell’esistenza di Manon».

Protagoniste in scena per il ruolo del titolo le voci sopranili di Amarilli Nizza (4, 8, 11/03), apprezzata interprete di numerose produzioni areniane dal 2003, e Francesca Tiburzi (6/03) al suo debutto con Fondazione Arena. Debutta con i complessi artistici areniani nei panni di Lescaut anche Giorgio Caoduro (4, 8/03), baritono che ha sostenuto i principali ruoli del repertorio lirico e brillante nei più prestigiosi teatri del mondo, al quale si alterna Elia Fabbian (6, 11/03), voce che abbiamo potuto apprezzare lo scorso anno in Pagliacci. Dopo il successo come Radamès durante lo scorso Festival areniano, affronta ora per la prima volta il palcoscenico del Filarmonico con il personaggio di Renato Des Grieux il tenore uruguaiano Gaston Rivero (4, 8/03), in alternanza al coreano Sung Kyu Park (6, 11/03), che torna a Verona dopo l’applaudita performance del 2012 in Iris di Mascagni. Il giovane basso veronese Romano Dal Zovo debutta il ruolo di Geronte de Ravoir, dopo la brillante performance come Lodovico nell’Otello che ha inaugurato la Stagione. Dopo aver preso parte ad Otello tornano anche Giovanni Bellavia nel duplice ruolo dell’Oste e del Sergente degli arcieri e Alessia Nadin nei panni di Un musico, mentre nuove voci completano il cast di questa produzione: Andrea Giovannini come Edmondo, Bruno Lazzaretti sia per Un lampionaio che per Il maestro di ballo, infine Alessandro Busi in Un Comandante di Marina.

La produzione vede impegnati l’Orchestra, il Coro preparato da Vito Lombardi e i Tecnici dell’Arena di Verona.

Anche per Manon Lescaut è prevista l’iniziativa Ritorno a Teatro rivolta al mondo della Scuola all’interno della proposta Arena Young 2017-2018: martedì 6 marzo alle ore 18.00 e giovedì 8 marzo alle ore 19.00 gli studenti delle classi elementari, medie e superiori, i loro familiari, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e il personale ATA potranno assistere allo spettacolo a prezzo speciale: € 6,00 per gli studenti e € 12,00 per gli adulti. L’incontro propone anche un Preludio all’Opera, momento introduttivo durante il quale viene spiegata la trama e vengono forniti ai ragazzi elementi utili per la comprensione dello spettacolo, grazie alla partecipazione di alcuni dei protagonisti; segue quindi un aperitivo nel Bar del Teatro.

Per informazioni e prenotazioni:

Ufficio Formazione della Fondazione Arena di Verona

tel. (+39) 045 8051933 – fax (+39) 045 590638 – scuola@arenadiverona.it

 

Inoltre ricordiamo che la Fondazione Arena di Verona è tra gli esercenti accreditati di 18App e Carta del Docente, dando la possibilità ai giovani nati nel 1999 e ai docenti di ruolo di spendere il proprio Bonus Cultura di 500 euro per acquistare biglietti, open ticket e carnet per gli spettacoli della Stagione Artistica al Teatro Filarmonico e dell’Opera Festival all’Arena di Verona.

Le modalità di registrazione e di attivazione dei buoni sono indicate sui siti www.18app.it e https://cartadeldocente.istruzione.it; mentre per procedere all’emissione del voucher dell’importo corretto è possibile consultare le tariffe nelle pagine dedicate sul sito di Fondazione Arena http://www.arena.it.

 

Note di regia per Manon Lescaut di Graham Vick

Ho già messo in scena Manon Lescaut in una edizione diciamo “classica”, ma non mi è piaciuta. Ho quindi accettato la sfida di un allestimento in versione moderna, rivisitando l’opera come fosse una “lezione di morale”. Per la parte musicale è un’opera modernissima, mentre l’ambientazione è settecentesca e questo può creare qualche difficoltà.
Ho pensato di ricreare l’impatto giovane e fresco della prima Manon; una freschezza che emerge anche dalla ricchezza e dall’abbondanza delle invenzioni musicali di Puccini, un Puccini che “sogna” un amore romantico, ideale, poetico.
I quattro atti si snodano in quattro scene molto diverse tra loro.

PRIMO ATTO

“Lezione di morale” in una classe scolastica. Scatola scenica bianca: un palazzo manierista che poggia su un terreno fangoso, sporco, schifoso. Sotto vive un mondo squallido dove si gioca. Il palazzo è settecentesco, con gli stipiti e le decorazioni in negativo, bello e romantico, ma ha fondamenta fragili e lugubri. Geronte è uomo di potere, col denaro compra tutto quello che vuole, anche Manon Lescaut che è una studentessa carina e puritana, una brava ragazza.

SECONDO ATTO

Manon vive in casa di Geronte. La musica inizia con una citazione in stile Settecento e la scena è esattamente come in un teatrino dell’epoca, con quinte e fondale. L’immagine è già un gioco, dentro un teatro di quinte in stile Settecento. Il parrucchiere qui diventa il suo tatuatore personale e il maître un fotografo che viene convocato da Geronte per un servizio fotografico. Al tutto assiste un coro di politici e prelati. Alla fine dell’atto Manon viene incatenata ad un’altalena, simbolo di giochi infantil-erotici.

TERZO ATTO

Tutto il palcoscenico si è alzato, come se il terreno schifoso avesse spinto in alto il palazzo. Il palco è una pedana sospesa come la tolda di una nave; sopra, appese come merci in attesa di essere caricate, le prostitute sono ingabbiate in crinoline settecentesche rovesciate. Gli studenti assistono allo sviluppo della “lezione di morale” iniziale: le ragazze, tra le quali Manon, sono chiamate una per una, calano sul molo e vengono caricate sulla nave in partenza per l’America.

QUARTO ATTO

I due amanti [Des Grieux e Manon], soli, vengono lasciati scivolare a terra e si ritrovano in un luogo vuoto e agghiacciante che assomiglia più ad una discarica che al deserto del libretto. Cercano invano una via d’uscita. Alcuni studenti assistono all’epilogo della “lezione di morale” con la morte della protagonista.

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