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Daniel Smith dirige l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino per il settimo concerto del ciclo integrale delle sinfonie di Dmitrij Šostakovič.

gennaio 15, 2018
settimo concerto del ciclo integrale delle sinfonie di Dmitrij Šostakovič..   

Daniel Smith dirige l’Introduzione per orchestra di Giovanni Salviucci,  e la Dodicesima Sinfonia di Dmitrij Šostakovič.

 

Daniel Smith dirige l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino per il settimo concerto del ciclo integrale delle sinfonie di Dmitrij Šostakovič della Stagione 2017/18.

L’appuntamento è per mercoledì 17 gennaio, alle ore 20. Il programma si apre con l’Introduzione per orchestra di Giovanni Salviucci e prosegue con Kalkadungu per voce didgeridoo e orchestra di William Barton e Matthew Hindson per terminare con la Dodicesima Sinfonia di Dmitrij Šostakovič.

 

L’Introduzione di Giovanni Salviucci  si presenta come una sintesi del dibattito musicale dell’epoca, tradizione contro innovazione, che coinvolgeva due compositori: Ottorino Respighi e Alfredo Casella, entrambi maestri di Salviucci. Quest’ultimo, con la sua Introduzione, altro non fece che coniugare le due correnti di pensiero musicale con un brano tanto ottimista e vivace (come lo era il modo di comporre di Respighi) quanto solare e neoclassico (Casella).

Kalkadungu per voce didgeridoo e orchestra di William Barton e Matthew Hindson, di stampo nettamente contemporaneo, è un tentativo di far riflettere l’ascoltatore sulla relazione tra cultura aborigena ed europea nell’Australia di oggi nonché di ricordare l’importanza del tramandare la cultura di un popolo da una generazione all’altra. Il brano racconta infatti del popolo Kalkadunga (originario dell’attuale Monte Isa, nel Queensland) e dei coloni europei: una storia con un finale tinto di rosso. Lo stesso William Barton, voce didgeridoo solista, fa parte della comunità Kalkadunga e la composizione la scrisse quando aveva solo 15 anni.

 

Il concerto si conclude con la Dodicesima Sinfonia di Dmitrij Šostakovič dedicata alla memoria di Lenin: il soggetto non è il grande politico, ma la rivoluzione del 1917 (come scritto nel sottotitolo). Il compositore russo voleva che la Sinfonia fosse una composizione sinfonico-corale il cui testo doveva raccogliere canti popolari su Lenin di cui ne avrebbe usato anche le melodie, ma date le difficoltà che ebbe nel comporla, alcune idee furono abbandonate per far posto ad altre. Il risultato che ne derivò fu di una Sinfonia dall’intensa forza ritmica che la fa sembrare un film eroico-patriottico, nonché uno specchio musicale in cui si riflettono i sogni insurrezionali della Russia.

 

Collateralmente al ciclo integrale delle sinfonie dedicate a Šostakovič, il Maggio propone una serie di appuntamenti di approfondimento sul compositore: a partire dal 17 gennaio fino al 28 marzo nel Foyer della galleria del Teatro.

In particolare si ricordano il primo incontro di mercoledì 17 gennaio, giorno del concerto diretto da Smith,  alle ore 16 con la Lady Macbeth del distretto di Mcensk a cura di Fulvio Venturi e quello di sabato 27 gennaio ore 15.30, in occasione del Giorno della Memoria, con Dmitrij Šostakovič e le ceneri di Babij Jar a cura di Rosanna Giaquinta al quale interverranno il sovrintendente Cristiano Chiarot, Giovanni Vitali, Samuel Manzoni e Antonella Salomoni.

 

I programmi di sala di tutti i concerti sono riuniti in un unico volume con importanti contributi critici, notizie storiche, la discografia delle esecuzioni, i testi delle liriche e le biografie degli interpreti. Il volume è in vendita presso il Bookshop del Teatro al conveniente prezzo di 15 euro.

 

 

PROGRAMMA

 

Giovanni Salviucci

Introduzione per orchestra

 

William Barton / Matthew Hindson

Kalkadungu, per voce didgeridoo e orchestra

 

Dmitrij Šostakovič

Sinfonia n. 12 in re minore, op. 112, L’Anno 1917 (1917-й год)

 

Direttore Daniel Smith

 

Didgeridoo, William Barton

 

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

 

DANIEL SMITH

Giovane direttore australiano, ha conseguito il Master of Music al Conservatorio di Musica di Sydney e ottenuto borse di studio dal Trinity College di Londra, dall’American Academy of Conducting di Aspen e dall’Universität Mozarteum di Salisburgo, mentre la sua formazione come direttore d’orchestra è avvenuta, fra gli altri, con Jorma Panula, Neeme Järvi, Gianluigi Gelmetti e Harry Spence Lyth. Ha vinto 4 concorsi internazionali di direzione d’orchestra: quello intitolato a Fitelberg dell’UNESCO, e quelli dedicati a Sir Georg Solti, Luigi Mancinelli e Lutosławski. Primo direttore australiano sul podio della Mariinskij Orchestra, ha recentemente debuttato con la London Philarmonic, la Filarmonica Ceca, l’Orchestra Sinfonica della RAI, la hr-Sinfonieorchester di Francoforte, le Orchestre del San Carlo, del Carlo Felice e dell’Opera di Roma, la Deutsche Radio Philharmonie, l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, la Danish National Symphony, l’Orchestra Verdi di Milano e la Yomiuri Nippon Symphony di Tokyo.

Ha inoltre diretto in festival europei, americani e australiani quali Stars of the White Nights, Mozarteum Festspiele, Järvi Summer Festival, Estate Musicale Chigiana, Aspen Music Festival, Sydney Olympic Arts Festival e MiTo Festival. Il 2013 segna il debutto di Daniel Smith al Rossini Opera Festival di Pesaro e al Teatro Mariinskij con Un viaggio a Reims, accolto con grande favore. Il suo successo come direttore d’opera è dovuto all’esperienza maturata come Direttore assistente all’Opera di Roma che gli ha permesso di specializzarsi nel repertorio di tradizione. Tra i principali impegni futuri in ambito sinfonico si ricordano il presente debutto con l’Orchestra del Maggio Musicale e poi del Comunale di Bologna e, in ambito operistico, L’elisir d’amore al Carlo Felice di Genova nel 2017, cui farà seguito La traviata nel 2018 e il debutto a Opera Australia ne Il viaggio a Reims. Nel 2016 Smith ha inaugurato la sua nuova fondazione “The Daniel Smith ‘Gift of Music’ Foundation”, che provvede all’acquisto di biglietti da donare a chi non potrebbe partecipare ai concerti per motivi economici, di salute o di disabilità.

 

 

 

WILLIAM BARTON

Considerato come uno dei più importanti musicisti e compositori di didgeridoo, è impegnato nella testimonianza e nella diffusione delle tradizioni culturali dei nativi australiani. Nato a Mount Isa, ha imparato a suonare il didgeridoo dallo zio, un anziano delle tribù Waanyi, Lardil e Kalkadunga del nord-ovest del Queensland. La sua esperienza musicale ha inizio con l’ascolto della musica cantata dalla madre e dal padre; a 15 anni è negli Stati Uniti, Canada e Hawaii per il suo primo tour e a 17 anni si esibisce nel suo primo concerto di musica classica con l’Orchestra Sinfonica del Queensland nella première mondiale del Concerto per didgeridoo di Philip Bracanin. Nel 2001 debutta al Festival australiano di Musica da camera eseguendo brani del repertorio del compositore Peter Sculthorpe, di cui interpreta, come solista, il Requiem (2004), in prima assoluta con la Adelaide Symphony e Heart Cry con la London Philharmonic (2005): queste collaborazioni con Sculthorpe, fondamentali per l’inizio della sua carriera in ambito classico, lo portano alla nomination all’ARIA Award nel 2004. Collabora inoltre con altri compositori quali Ross Edwards, Sean O’Boyle, Liza Lim e Matthew Hindson. Nel 2012 vince il premio per il “Miglior album classico” con Kalkadungu; in seguito riceve due Dottorati onorari dalla Griffith University del Queensland e dall’Università di Sydney. Come compositore, ha collaborato con i Berliner Philharmoniker e la Sydney Symphony e, nel 2008, si è esibito alla Cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. Ha intrapreso tournée europee con l’Australian Youth Orchestra, l’Australian Chamber Orchestra e con la compagnia di danza contemporanea Leigh Warren and Dancers. I suoi Songs of the Mother Country sono stati eseguiti per il Queensland Biennial Festival of Music di Mackay e Journey of the Rivers al Centre Pompidou di Parigi nel 2006. Nel maggio 2015 ha preso parte alla cerimonia di apertura del padiglione Australia alla Biennale di Venezia.

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